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Dobermann-Torino. Trasformare una martellata sul dito in una canzone !!!

Un power trio che ti azzanna, ti attacca di continuo, ti morde dove già ti fa male ed infine  ti insegue . Ti trova anche se provi a nasconderti: Dobermann – ovvero sia “trasformare una martellata sul dito in una canzone!!!”

dobermann torinoBy Matteo Bellotto

I Dobermann sono quel tipo di rock che da quando è nato viene dato per morto spacciato, ma che invece riesce sempre e continuamente a resuscitare e  a  trovare nuove forme. Questo trio suona da una vita e si sente. I suoni sono curatissimi pur nella loro intenzione punk e i riff sono incalzanti ed incazzati come è giusto che sia. Le melodie e le linee vocali sono lasciate un po’ indietro, per lasciare più spazio alla musica.

C’era da chiedersi come mai, in questi tempi difficili e contraddittori, non ci fosse un buona  risposta da parte musica nostrana  e di quella rock in particolare. I Dobermann suppliscono a questa mancanza ricordandoci quanto la rabbia controllata e gettata possa essere non soltanto terapeutica ma  anche un vero e proprio linguaggio per comunicare il più possibile la povertà del nostro tempo. Basta poi partire con l’ascolto con ” La Rogna” che carica la molla per tutto il disco. Segue infatti ” Non fai X me” che corre via veloce e detta i tempi del disco che da li in poi (da subito quindi) non scende di intensità e collega un pezzo all’altro senza lasciarci respirare.

Da “Antisociale” a  “Negativo”,  anch’essi molto intens,i si percepisce il disagio e un vago retaggio anni novanta in cui sembra non ci sia nulla in cui credere o combattere.

I Dobermann sono quei musicisti esperti che ti danno sicurezza perché si sa che anche se è punk (perché la matrice è chiara) nulla è lasciato al caso. Molti ingenuamente potrebbero infatti pensare che il solo fatto che si tratti di musica suonata velocemente  e forte permetta di dire che è meno “pensata” (e lo pensano soprattutto i rokkettari convinti, quelli con due kappa appunto) ; ma controllare e far uscire la rabbia , in quano conetto istintivo, non è per nulla facile. Il lavoro e il merito  dei Dobermann è quello di trasformare una martellata sul dito in una canzone, invece di gettare via quel dolore in un grido o una bestemmia.  Matteo Bellotto


Un trio post-grunge originale – Le Moire

le moire band novara

le moire

Aspettavo da tempo di poter recensire un gruppo come Le Moire, per poi scoprire che è molto più difficile di quanto pensassi.Le Moire sono un trio post-grunge e cantano in italiano.

di Massimo Minelli
 
Mi concentro e ascolto dal loro spazio soundcloud: le prime tracce presenti sono, presumo, i quattro pezzi tratti dal loro ultimo EP. I suoni sono abbastanza lo-fi, ma si capisce che la cosa è voluta in quanto si distinguono chiaramente  sovraincisioni e  abbellimenti; desumo che il sound del prodotto sia pensato. Le mie orecchie fanno subito a pugni con una chitarra dura e cupa di “Plastic”, con quel fraseggio in controtempo che cattura la mia attenzione. Le Moire non usano mezzi termini, sono uno di quei gruppi che attaccano le chitarre e via, si suona di rabbia e possibilmente ad alti volumi.

Le dinamiche sono ben bilanciate, allontanandosi anche dal classico Verse-Chorus-Verse, dogma della cultura Nirvaniana. “La porta nella valle della solitudine” presenta un bel pre-ritornello che non stravolge il pezzo e spezza la strofa senza rovinarla. Inizio blues per “Le macchie scure del mondo”. Si passa poi ai lavori precedenti, dove la rabbia e i volumi  alti si sentono ancora di più. Anche la voce è maggiormente spinta al tono roco un po’ alla Cobain. Anche in questo caso le dinamiche si fanno sentire, come ad esempio in “Memory Lost” si viene portati da un fiume in piena alla calma del bacino per poi cadere lungo la cascata per il gran finale. Non può mancare il pezzo acustico con i vocalizzi alla Verdena in “Vuole che sia per me”. E’ comunque difficile trovare delle affinità con gruppi già conosciuti e questo è sintomo di originalità, pur suonando un genere già abbastanza saturo. 

Per un gruppo che canta in italiano è inevitabile soffermarsi anche sui testi. Con Le Moire ci si deve non poco sforzare per cogliere le parole e risulta difficile comprendere l’argomento della canzone al primo ascolto: le liriche non risultano particolarmente dirette e difficilmente si finisce un brano con il ritornello o una frase in testa.Nonostante tutto, va detto che  di gruppi come loro non ce ne sono mai abbastanza. Sono uno di quei gruppi che non si arrendono alla facilità dell’elettronica, e che vogliono sentire ancora gli amplificatori suonare,le batterie pestare e le chitarre ruggire.I ragazzi  nella loro bio si definiscono “preparati e coesi,ma ognuno coi propri colori, rilasciano e scaricano le loro inquietudini, come un sasso lanciato nell’acqua che crea cerchi concentrici. Le Moire spaccano le sensazioni: o li ami o li odi.” Grossi paroloni a parte, meritano attenzione. Massimo Minelli

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