Un trio post-grunge originale – Le Moire

le moire band novara

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Aspettavo da tempo di poter recensire un gruppo come Le Moire, per poi scoprire che è molto più difficile di quanto pensassi.Le Moire sono un trio post-grunge e cantano in italiano.

di Massimo Minelli
 
Mi concentro e ascolto dal loro spazio soundcloud: le prime tracce presenti sono, presumo, i quattro pezzi tratti dal loro ultimo EP. I suoni sono abbastanza lo-fi, ma si capisce che la cosa è voluta in quanto si distinguono chiaramente  sovraincisioni e  abbellimenti; desumo che il sound del prodotto sia pensato. Le mie orecchie fanno subito a pugni con una chitarra dura e cupa di “Plastic”, con quel fraseggio in controtempo che cattura la mia attenzione. Le Moire non usano mezzi termini, sono uno di quei gruppi che attaccano le chitarre e via, si suona di rabbia e possibilmente ad alti volumi.

Le dinamiche sono ben bilanciate, allontanandosi anche dal classico Verse-Chorus-Verse, dogma della cultura Nirvaniana. “La porta nella valle della solitudine” presenta un bel pre-ritornello che non stravolge il pezzo e spezza la strofa senza rovinarla. Inizio blues per “Le macchie scure del mondo”. Si passa poi ai lavori precedenti, dove la rabbia e i volumi  alti si sentono ancora di più. Anche la voce è maggiormente spinta al tono roco un po’ alla Cobain. Anche in questo caso le dinamiche si fanno sentire, come ad esempio in “Memory Lost” si viene portati da un fiume in piena alla calma del bacino per poi cadere lungo la cascata per il gran finale. Non può mancare il pezzo acustico con i vocalizzi alla Verdena in “Vuole che sia per me”. E’ comunque difficile trovare delle affinità con gruppi già conosciuti e questo è sintomo di originalità, pur suonando un genere già abbastanza saturo. 

Per un gruppo che canta in italiano è inevitabile soffermarsi anche sui testi. Con Le Moire ci si deve non poco sforzare per cogliere le parole e risulta difficile comprendere l’argomento della canzone al primo ascolto: le liriche non risultano particolarmente dirette e difficilmente si finisce un brano con il ritornello o una frase in testa.Nonostante tutto, va detto che  di gruppi come loro non ce ne sono mai abbastanza. Sono uno di quei gruppi che non si arrendono alla facilità dell’elettronica, e che vogliono sentire ancora gli amplificatori suonare,le batterie pestare e le chitarre ruggire.I ragazzi  nella loro bio si definiscono “preparati e coesi,ma ognuno coi propri colori, rilasciano e scaricano le loro inquietudini, come un sasso lanciato nell’acqua che crea cerchi concentrici. Le Moire spaccano le sensazioni: o li ami o li odi.” Grossi paroloni a parte, meritano attenzione. Massimo Minelli
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